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Disagio, metropoli, poesia degli sguardi - di Anna Castellari

Le tavole di Zampetti sono di sicuro e forte impatto, con molti riferimenti alla cultura pop metropolitana, ma soprattutto raccontano storie. Ricordano, a tratti, certe canzoni ambientate nel disagio della periferia, rock metropolitano alla Vasco Brondi, volendo tradurle in musica. Cieli viola irreali su figure, di contro, estremamente reali e dall’aspetto sbandato, immerse nell’indifferenza altrui. Disagio sociale espresso da volti chiaroscurali dall’espressione intensa. Così è Traslocava in periferia Suzanne, dal nome forse non casuale: Leonard Cohen e la sua Suzanne half crazy, che offre «tea and oranges that come all the way from China».....

È la grafite a lasciare un segno indelebile sulle sue tavole, a dare un tratto realista, contribuendo alla raffigurazione delle mille espressioni dell’animo umano. Sembrano quasi istantanee le sue immagini, scelta certamente voluta: quasi a catturare di nascosto il disagio dei disadattati, come in Si voltò per caso Rainer.
Ma non c’è solo disagio sociale. C’è anche la donna altera, infelice, Constance con i suoi due gioielli, che sfila su un tappeto blu-paradisiaco in compagnia dei suoi due cani dalmata. E L’assoluta eleganza di Cynthia, una donna dallo sguardo che sembra provenire da un passato di estrema povertà, quasi selvaggio, che si è riscattata chissà come e ora sfoggia abiti neri con naturalezza.
C’è anche denuncia sociale in tavole come Così l’Aquila tornerai OK, una poco rassicurante donna bionda male agghindata davanti a un edificio della città scossa dal terremoto tre anni fa. E sono spesso i titoli a svolgere parte importante nelle opere. Frasi lanciate lì, a descrivere solo un dettaglio, che sottendono un interno mondo, quello descritto attraverso la pittura: pensieri dei protagonisti dei suoi lavori, talvolta, come Forse non doveva trovarsi là – Fardon toro Blond d’Aquitaine. Il cielo rosso di Si esibiva con leggiadra sensualità Anisiya fa da sfondo alla storia di una moderna Satie newyorkese, forse di origine russa come tradiscono il suo nome e il suo aspetto, in bilico sulla ruota.

 

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